LE MANI DENTRO LA CITTA': IL NUOVO POLIZIESCO SULLA NDRANGHETA MILANESE E' PRONTO A LASCIARE IL SEGNO! Una nuovissima fiction firmata Taodue è andata in onda questa sera, alle 21.10, su canale 5: “Le mani dentro la città”.

Il nuovo script sembra poter replicare, se non addirittura superare, la fama riscossa dalla precedente fiction “Squadra antimafia”, che ha tenuto incollati al piccolo schermo milioni di telespettatori.

Un poliziesco di 6 puntate ricche di colpi di scena, inganni, tradimenti, che dimostra così di avere tutti requisiti in regola per essere considerato un vero e proprio successo. Un evento imperdibile e senza ombra di dubbio carico di aspettative. A dare il volto ai nostri protagonisti sono attori del calibro di Giuseppe Zeno, Simona Cavallari, Marco Rossetti e Andrea Tidona, per la regia di Alessandro Angelini.

La vicenda ha inizio in una fabbrica che sta per chiudere i battenti, nonostante duecento lavoratori finirebbero col perdere il loro lavoro, la loro unica fonte di sostentamento. Nasce così l’idea di opporsi, e quale modo migliore di dimostrarlo se non occupando la fabbrica in cui lavorano, nella speranza di convincere i proprietari a cambiare i loro piani?

“Le mani dentro la città” è una storia di criminalità organizzata, argomento già visto e trattato in numerose serie tv, se non fosse che questa volta le vicende si svolgono al Nord, in Lombardia. La ndrangheta si “trasferisce” infatti nell’hinterland milanese, in una cittadina immaginaria chiamata Trebbiate. Qui la famiglia Marruso, di origini calabresi, si è ormai insediata da ben tre generazioni. I Marruso sembrano essere una famiglia normale, composta da gente onesta, la quale ha un’attività lecita di ristorazione. Ma l’apparenza inganna: il loro scopo non è certo quello di fare soldi servendo ai tavoli, bensì di ottenerli gestendo un traffico di cocaina. il denaro ricavato da questi traffici è immenso e sorgono così problemi su come investirlo.

Ma gli operai diventano presto soggetti “scomodi”: non solo non sembrano disposti a rinunciare al loro lavoro, ma sembrano anche mettere in discussione il ruolo di potere che la famiglia Marruso ha lottato per ottenere, minano la loro autorità.

Un’altra è però la vicenda davvero sconvolgente: la morte di una ragazza, poco più che ventenne. Fin dal principio sembra essere il classico caso di overdose, ma ancora una volta le apparenze ci ingannano. Una morte che diventa presto ambigua, che fa sorgere molte domande ai poliziotti che vi stanno indagando. Che sia legata ai Marruso? Il dubbio si insidia, le indagini prendono piede.

La realtà in questione è sicuramente poco raccontata: non è mai facile parlare di temi che, seppure sembrano essere lontani dalla nostra quotidianità, sono invece molto diffusi. Criminalità organizzata, traffici illeciti, droga. Ma oltre a svelare quello che sta dietro a una famiglia e a un’attività perbene, quello che vuole raccontare questa fiction è anche il coraggio, la forza e la determinazione di chi ha il coraggio di prendere in mano la situazione, di aprire gli occhi e di combattere, con le unghie e con i denti, per ottenere giustizia. Gli operai della fabbrica sono l’esempio calzante di fermezza e di temerarietà di coloro che sanno dire “no”.

Solo il tempo ci dirà se le aspettative saranno soddisfatte o meno, nel frattempo non ci resta che guardalo. 

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