DON MATTEO 9: LA FICTION CAMPIONE D'ASCOLTI SI AVVICINA AI CLICLÈ, MILLANTANDO NOVITÀ CHE NON ESISTONO (by el91)Non lo batte nessuno, non c’è programma competitor che tenga. Don Matteo è oggettivamente la fiction più vista degli ultimi tempi.

Quando si è capito che i dati di ascolto per decretare il successo o l’insuccesso di un programma tv sono mutati nel corso degli anni e sono cambiati per varie ragioni, dalla digitalizzazione, all’innumerevole offerta che la tv generalista e non danno o semplicemente dalla possibilità di vedere dove e quando si vuole ciò che si è perso, in questo panorama Don Matteo spariglia le carte.

Con la tonaca più amata d’Italia non v’è più certezza, se non quella che esistono ancora prodotti Tv che resistono alla frammentazione, che sono ancora in grado di portare a casa una media del 29% di share con 8 milioni di telespettatori.

Sembra quasi che non sia la televisione a contaminare il prete, ma il prete a contaminare lei, tanto da vedere Don Matteo scendere anche le ripide scale di Sanremo.

Molti dicono che la forza di questa serie stia nel fatto che sia sempre stata uguale a se stessa, che comunque i buoni sentimenti trionfano e che i personaggi non sono cambiati.

Ma proprio sui personaggi, qualche cosa da obbiettare la si potrebbe avere. Questo nuovo capitolo del prete detective ha visto due importanti dipartite entrambe non per scelta, ma imposte. Una è quella di Assuntina Cecchini che fino all’anno scorso era interpretata da Giada Arena, quest’anno inspiegabilmente e con sorpresa della stessa attrice, sostituita con Giusy Buscemi, mentre l’addio forse più duro da mandare giù e che ancora non può pace ai numerosi fan arrabbiatissimi è quello di Pamela Saino.

L’addio definitivo di Patrizia Cecchini, fatta morire in un incidente stradale, ha lasciato molti con l’amaro in bocca.

La mobilitazione dei affezionati che ancora oggi, ormai con una speranza poco plausibile, chiedono a gran voce il rientro dell’attrice, è stata quasi commovente.

La giustificazione della produzione è stata quella di essere in cerca di nuove linee narrative. Motivazione che poco si regge in piedi, dato che abbiamo avuto modo di vedere come gran parte della sceneggiatura di questa nona serie ricalchi a grandi linee il già visto.

Anche la scelta di spostarsi da una città all’altra non è stata sinonimo di grande cambiamento. Spoleto risulta essere una copia (per quando comunque bella) di Gubbio e allora tutto questo sa di poco credibile se ci aggiungiamo le analogie anche fisiche del nuovo personaggio, ironia della sorte cugina di Patrizia, che dovrebbe far perdere la testa al capitano e che insieme alla Surina si contende il suo amore.

Proprio questo tenere il piede in due scarpe, questa eterna indecisione di Tommasi mi porta a pensare che nonostante tutto anche Don Matteo si stia piegando ai clichè delle fiction televisive.

Stereotipi che vanno benissimo, non siamo bacchettoni, ma che se accostati a questo tipo di racconto, stridono un po’ con i valori di cui tanto si millanta di voler essere portatori.

Nonostante le perplessità, Don Matteo vince, ma dove sta il tanto atteso cambiamento?

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