foto logo Festival di SanremoAlla terza serata del 61esimo Festival di Sanremo dedicata alle celebrazioni per l'anniversario dell'Unità d'Italia è intervenuto anche l'attore comico premio oscare Roberto Benigni.

Roberto Benigni alle 22.25 ha fatto il suo ingresso sul palco del Festival di Sanremo a cavallo sventolando la bandiera italiana: una entrée alla garibaldina!

Dopo di che ha iniziato il suo monologo che è durato oltre 40 minuti e nel quale si è mosso tra storia ed attualità senza rinunciare alla satira politica; di seguito alcuni passaggi, i più divertenti, del suo intervento all'Ariston.

"Buona sera a tutti e di nuovo viva l'Italia. Avevo dei dubbi ad entrare a cavallo, perchè in questo periodo ai cavalieri non gli va tanto bene..."

Poi, rassicurando il pubblico in platea dice: "Parlerò assolutamente dell'Inno di Mameli....'Dov'è la vittoria' sembra scritto per il Pd; l'Italia c'ha 150 anni è una bambina, una minorenne."

 

Poi ammette: "Non ce la faccio, lo so che glil'ho promesso di non dire queste cose, ma non ce la faccio. D'altronde è nato tutto a Sanremo: la Cinquetti cantava 'Non ho l'età' e si spacciava per la nipote di Claudio Villa!"

"Ma parliamo dell'inno....anzi no, una parola sola: Ruby Rubacuori...l'ho detto. Oh, se non ti piace cambia canale! Vai sul due, anzi no che c'è Santoro. Meglio sta sera se vai a letto. Ma questa Ruby per vedere se era la nipote di Mubarak, bastava andare all'anagrafe e vedere se Mubarak di cognome fa Rubacuori, ma ci voleva tanto?"

"Ci sono due persone in Italia che telefonano continuamente....una è qui! Ma pensate alla bolletta...L'Unità d'Italia è sacra, pensate a dividere l'Italia in tre: tre costituzioni, tre Berlusconi, tre Benigni, tre Sanremi.. no, non si può."

"Silvio Pellico ha scritto 'Le mie prigioni', un libro bellissimo, prima di trovare un altro Silvio che scriva un libro così ce ne vuole...l'eroe dei due mondi era Garibaldi non Marchionne. Ha spostato la capitale da Torino a Detroit e Verdi aveva già previsto con 'Va pensiero' la fuga dei cervelli."

"L'Italia s'è desta, svegliamoci. Svegliatevi; 'Dov'è la vittoria? Le porga la chioma, chè schiava di roma, Iddio la creò", Umberto schiava di roma non è l'Italia, è la vittoria; Umberto, hai capito? Che c'è lì pure tuo figlio Renzo?"

Roberto Benigni ha concluso il suo monologo, durato quasi un'ora, cantando a cappella l'Inno di Mameli, si è commosso sul finale e gran parte della platea del Teatro Ariston gli ha tributato una standing ovation.

Virginia Simbula

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