Marco Travaglio ad Annozero del 24 marzo 2011Ad Annozero del 24 marzo 2011, Marco Travaglio affronta, dati alla mano come al solito, la partecipazione dell'Italia alla guerra/non guerra di Libia, elencando i precedenti delle avventure internazionali italiane e i rapporti con il Rais di Tripoli.

 

Di seguito il testo del monologo di Marco Travaglio ad Annozero del 24 marzo 2011.

 

Coerenza ed affidabilità, questo è il bello della nostra politica estera, ma da sempre; all'inizio della prima Guerra Mondiale stavamo con gli austriaci poi ci siamo entrati contro di loro; la Seconda Guerra mondiale l'abbiamo cominciata con i tedeschi e l'abbiamo finita dall'altra parte, con Gheddafi la cosa si ripete ma ancora non si sa se finiremo pro o contro Gheddafi perchè non sappiamo ancora chi vince e allora stiamo con tutti e con nessuno.

 

Già negli anni ottanti era così. Stavamo con gli americani ma anche con Gheddafi che armava terroristi antiamericani, poi Reagan si è rotto, nel 1986 ha cercato di farlo fuori ma ha avvertito Craxi, che ha avvertito Gheddafi che si è salvato e così due anni dopo ha potuto fare l'attentato di Lockerbie, 260 morti; nel 1992 l'embargo dell'Onu poi nel 1999 il primo premier europeo va in visita a Gheddafi dopo le sanzioni e chi é? D'Alema, che va a trovarlo nella tenda a Tripoli, elogia il noto impegno della Libia contro il terrorismo, ma D'Alema ha un rivale imbattibile in amore: Berlusconi.

 

La scintilla fra Berlusconi e Gheddafi scocca nel 2002 quando Berlusconi gli fa il primo panegirico in pubblico, dice “Gheddafi è al Governo da 33 anni, tant'é che gli ho detto lei è un professionista, io sono solo un dilettante” e due anni dopo aggiunge “Gheddafi è un grande amico mio e dell'Italia, è il leader della libertà", ne sanno qualcosa i libici che non votano dalla notte dei tempi.

 

Poi anche Prodi va in visita al colonnello ma è una visita un po' più sobria; nel 2009 Berlusconi lo invita addirittura al G8 che si doveva fare alla Maddalena “caro Muhammar, siamo andati io e l'ambasciatore a cercarti il posto migliore dove posizionarti la tenda e il prossimo anno sarò lieto di festeggiare con voi il quarantesimo anniversario della vostra grande rivoluzione".

 

Per la grande visita di Gheddafi in Italia, il Governo fa ristrutturare Villa Doria Pamphilj per centomila euro salvo poi scoprire che quello dormiva fuori, all'aperto nella tenda.

 

Lo invitano addirittura a parlare in Senato, ci sono polemiche ma D'Alema le smorza e dice “non lo trovo affatto scandaloso, Gheddafi è il leader dell'Unione Africana e di un paese da cui dobbiamo farci perdonare molto per la nostra storia passata” e subito dopo infatti D'Alema lo ospita ad un simposio della Fondazione Italiani Europei, ribattezzata per l'occasione Beduini Europei.

 

I giornali descrivono anche quel giorno anche Emma Marcegaglia rapita proprio da Gheddafi, mano nella mano con lui che dice “siamo ad una svolta di una grande collaborazione" e infatti Impregilo, Eni, Unicredit, persino la Juventus fanno affari d'oro con la Libia.

 

Tra il 2008 e il 2010, il Cavaliere incontra Gheddafi 11 volte in due anni e l'anno scorso il colonnello arriva, con le amazzoni, tiene una lectio magistralis all'Università La Sapienza, affitta 100 ragazze, a nolo, le prende a 80 euro l'una, per rifilare loro un sermone sul suo Islam personalizzato; rivela pure che secondo lui i romani, al posto di Gesù, avevano crocifisso un sosia, regala due cammelli a Berlusconi, gli insegna il Bunga Bunga, almeno questo dice Ruby, e in cambio i carabinieri gli fanno il carosello con trenta cavalli berberi; il cavalier poi suggella tutto con il famoso baciamano sull'anello.

 

Italia e Libia del resto hanno appena stipulato un trattato di Amicizia, partenariato e cooperazione” che dura tutt'ora, incredibile ma vero, firmato da Berlusconi e ratificato in Parlamento con i voti bipartisan di Pdl, Lega e Partito Democratico; poi, nell'ultima conferenza stampa di fine anno, il Cavaliere dichiara “sono amico personale di Gheddafi, Ben Alì e Mubarak”... ne avesse mancato uno! I tre non fanno in tempo a toccarsi che nel giro di qualche mese vengono travolti l'uno dopo l'altro da rivolte popolari.

 

Berlusconi si eclissa e manda avanti Frattini che appena cade Ben Alì, indica come modello Mubarak e infatti, colpito e affondato, il Rais non fa in tempo e subito si deve dimettere e allora Frattini è costretto a cambiare modello e dichiara “credo si debbano sostenere con forza i governi laici che tengono alla larga il fondamentalismo, faccio l'esempio di Gheddafi” e lì si capisce che anche per il colonnello si rischia grosso.

 

Come se Gheddafi non avesse guai abbastanza lo elogia anche D'Alema “per il suo rapporto solido con una parte importante della società libica, quindi – è la sua tesi – deve restare però deve fare le riformequesto dice D'Alema; Gheddafi, invece di fare le riforme, bombarda direttamente la popolazione civile in rivolta ma Berlusconi è sempre eclissato anzi dice “non lo chiamo perché non voglio disturbare” è giusto, non si interrompono le emozioni.

 

Frattini avverte “l'Europa non deve interferire con la Libia, non siamo noi a dover dire chi deve restare e chi se ne deve andare” e poi Gheddafi, con l'Italia, si sente in una botte di ferro perché in quel trattato italo libico, l'Italia ha promesso quanto segue: “5 miliardi di danni coloniali in cambio dell'arresto del flusso migratorio, astenersi da ogni ingerenza negli affari interni della Libia nello spirito del buon vicinato, non usare né permettere l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia, scambio di esperti istruttori tecnici e informazioni militari e un forte, ampio partenariato industriale nel settore della difesa e dell'industria militare”.

 

Figurarsi come ci rimane Gheddafi una settimana fa quando scopre che l'Italia fa tutto quello che si era impegnata a non fare nel trattato: presta le sue basi e manda i suoi caccia a... diciamo in missione sulle postazioni libiche; il colonnello naturalmente si incazza e minaccia ritorsioni contro l'alleato traditore in un'intervista data perfidamente proprio al Giornale di Berlusconi.

 

Ma la politica italiana ha questo di bello, coerenza e affidabilità; tra domenica e lunedì succede di tutto: lo Stato Maggiore della nostra Difesa annuncia: “i caccia hanno portato a termine la missione di soppressione delle difese aeree sul territorio libico mediante l'impiego di missili aria-superficie”, poi Berlusconi dice “ i nostri aerei non hanno sparato e non spareranno mai” poi Larussa precisa “i nostri aerei hanno colpito i radar operanti in Libia ma non abbiamo fatto vittime”; probabilmente questi caccia vanno la, fanno buuuh, i radar si spaventano, si autodisintegrano da soli senza neppure che spariamo un petardo... è meraviglioso.

 

Comunque Berlusconi si dice “addolorato” per Gheddafi e i suoi giornali dichiarano guerra alla Francia; Ferrara è addirittura pronto a sganciarsi personalmente su Parigi; se Gheddafi sopravvive tutto è pronto per un nuovo baciamano ma stavolta, per convincerlo a fidarsi di nuovo di noi, forse bisognerà baciargli qualcos'altro.

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