Marco Travaglio ad Annozero del 17 marzo 2011Ad Annozero di Michele Santoro del 17 marzo 2011, Marco Travaglio, nel suo consueto editoriale, affronta il tema della riforma epocale che il Ministro della Giustizia Alfano ha messo in cantiere su indicazione del Premier Berlusconi e che dovrebbe a suo parere, riequilibrare il sistema della giustizia in Italia.

 

Di seguito il testo dell'intervento di Marco Travaglio ad Annozero del 17 marzo 2011.

 

Non è il Giappone, non è nemmeno il Nord Africa, l'unico evento epocale per il Governo italiano è la riforma dei giudici; la TV e i giornali la presentano come l'ultima battaglia dell'eterna guerra fra politici e magistrati e i cittadini giustamente se ne fregano perché dicono non siamo né politici né magistrati chi se ne infischia della loro guerra, eppure gli unici a rimetterci da questa guerra potremmo essere proprio noi cittadini.

 

Prendiamo ad esempio l'ambiente che tanto ci preoccupa in questi giorni; fino agli anni settanta, quando i magistrati cominciarono a prendere sul serio la loro indipendenza dai poteri forti, i reati ambientali erano scritti tutti sui codici ma restavano impuniti; mai un processo su inquinamento, salute, sicurezza sul lavoro, e poi quando finalmente i primi imprenditori infedeli finirono in tribunale, tutti ad urlare ai pretori d'assalto proprio perché il potere non era abituato a finire alla sbarra.

 

Ora il Governo nega naturalmente di voler tornare a quei tempi bui e giura che le procure resteranno indipendenti anche con la riforma Alfano, che poi in gran parte è copiata da quella che nel '98, nella Bicamerale dell'onorevole D'Alema aveva proposto e votato anche il centrosinistra a parte Rifondazione.

 

Vediamo allora che cosa cambia per noi cittadini con questa riforma, ad esempio un ragazzo che vince un concorso poi si vede scavalcato da un raccomandato del politico di turno oppure per il giovane che va in piazza a protestare e prende qualche legnata da un eventuale agente violento; oggi il Pubblico Ministero legge sui giornali la notizia di reato e apre un'inchiesta senza aspettare la denuncia delle forze di polizia; con la riforma, da un'idea di Violante subito copiata da Alfano, il Pubblico Ministero dovrà aspettare che gli agenti gli portino la notizia in ufficio.

 

Ora, la Polizia, i Carabinieri e la Finanza dipendono dal governo quindi se il politico che ha truccato il concorso è di un partito di Governo, sarà difficile che il Governo lasci tranquilla la Polizia ad indagare e nel caso di violenza delle forze dell'ordine, sarebbero addirittura queste che dovrebbero indagare su sé stesse, ancor più difficile che lo facciano se non è il magistrato che glielo ordina e così aumenta a dismisura la possibilità di condizionare non solo i Pm ma anche i giudici, pur lasciandoli formalmente indipendenti, si faranno quasi soltanto i processi che vuole il governo ma senza nemmeno scriverlo da qualche parte; basta chiudere il rubinetto delle notizie di reato alla fonte e a valle non arriva più acqua.

 

Si dirà: ma la vittima può fare denuncia lei, la polizia allora trasmette la denuncia al Pm che ha l'obbligo di indagare, si, ma c'è un piccolo ma, perché con la riforma Alfano sarà il Parlamento, cioè la maggioranza su indicazione del ministro della Giustizia, a dire ogni anno alle procure quale reato devono perseguire e quali devono tralasciare... e secondo voi, i reati tipici dei politici e dei loro finanziatori, saranno fra quelli prioritari da punire? Basta leggere certe dichiarazioni quando un politico finisce sotto inchiesta per capire che in genere non considerano gravi i reati come l'abuso di ufficio, la corruzione, la concussione, il finanziamento illecito, la truffa, i reati finanziari, fiscali, ora anche la prostituzione minorile si è aggiunta all'ultimo momento.

 

Quelli gravi sono sempre i furti, le rapine, l'immigrazione clandestina e gli omicidi, salvo che qualcuno di loro cominci ad ammazzare altrimenti pure l'omicidio diventa un reato minore; può darsi però che i magistrati, nonostante questa riforma, riescano comunque a processarlo un politico ed ecco allora, nella riforma, un altro paio di idee geniali.

 

La prima: i Consiglio Superiore della Magistratura, che è l'organo di autogoverno dei giudici, oggi è formato per due terzi da magistrati e per un terzo da politici, con la riforma i politici diventano il 50%, la metà, mezzo autogoverno mezzo eterogoverno; i membri nominati dai partiti, che oggi sono minoranza al Csm, diventerebbero così decisivi per decidere delle carriere, delle promozioni e delle punizioni di magistrati sgraditi.

 

Poi c'è un altra idea, sempre di Violante, sempre copiata da Alfano, che è questa: i procedimenti disciplinari per punire i magistrati vengono tolti al Csm e affidati a una corte disciplinare esterna che ha un presidente nominato dalla politica e membri per metà politici così, al magistrato che non vuole noie, fra il ragazzo che è vittima del reato e il politico che l'ha commesso o lo copre, converrà stare dalla parte del politico.

 

E non basta ancora, oggi se un cittadino pensa di aver subito un errore giudiziario fa causa allo Stato e se davvero ha subito quel torto, lo stato lo risarcisce e poi è lo Stato a chiedere i danni al magistrato incapace se c'è dolo o colpa grave; con la riforma invece, chiunque finisca sotto processo, potrà denunciare direttamente il suo giudice.

 

Alfano ha spiegato “è come col chirurgo quando sbaglia un'operazione”; ma che c'entra il chirurgo con il giudice... il chirurgo tu te lo scegli perché ti salvi la vita e se te la salva sei contento, il giudice mica te lo scegli e comunque decida, qualunque sentenza faccia sempre qualcuno scontenterà.

 

Prendete il Civile, lì il giudice deve dare torto a uno e ragione a un altro; bene, quello che si vede dare torto si incazza e lo potrà denunciare così avremo milioni di cause contro i giudici da parte di quelli che hanno perso le cause.

 

Nel Penale l'indagato si incazza comunque, sia che venga condannato sia che venga assolto dopo essere stato indagato, processato, magari arrestato e così avremo milioni di cause civili contro i magistrati che verranno denunciati dai loro indagati, imputati e arrestati così i magistrati saranno tutti terrorizzati dalle denunce, tanto più quando si imbatteranno in un potente che, armato di soldi, giornali, magari TV e di rappresentanti nel Csm e nella Corte disciplinare.

 

E così per i nostri ragazzi che hanno subito il torto, la speranza di ottenere giustizia si allontana ulteriormente; è naturale, ci sarà ancora qualche giudice coraggioso che proverà ad indagare sui potenti ma poi dovrà trovare in tribunale un altro giudice coraggioso per farli condannare; mettiamo invece che in primo grado si imbatta in un magistrato pavido o addirittura venduto, oggi c'è sempre l'appello per rimediare invece con la riforma non più: l'appello è abolito ma solo per le assoluzioni, per le condanne si può ancora fare appello, come se l'errore giudiziario fosse soltanto la condanna dell'innocente e non invece anche l'assoluzione del colpevole.

 

Poi ci sarebbe anche la separazione delle carriere ma, visto il complesso, è addirittura il meno, per quella basta una battuta di Corrado Guzzanti: il giudice fa il magistrato e il Pm il fioraio!

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