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Scaricare LEGALMENTE le Canzoni Musicali in Streaming? Ora si può con YoutubeMusicPass (by dm86)

È pronto un nuovo sito di canzoni in streaming. A pagamento. Targato Youtube. Si chiamerà YoutubeMusicPass e consentirà di vedere i video delle canzoni anche quando non si è connessi. Ma parecchie etichette non intendono firmare l’accordo per le royalties e così molte star della musica da Adele agli Arctic Monkeys non potranno essere visibili sul sito.

Intanto anche la Rai ha deciso di revocare l’accordo che la legava a Youtube. Nel portale di video più famoso del mondo infatti c’erano anche immagini dell’azienda pubblica italiana.

Però qualche giorno fa c’è stata una segnalazione di violazione del diritto d’autore da parte proprio della Rai: secondo alcune stime sarebbe più conveniente lasciare i video online solo sul proprio sito internet. Ma la questione è molto diversa. Solo qualche giorno fa Guido Scorza si lamentava sul suo blog de “Il Fatto quotidiano” di questa scelta dell’azienda di viale Mazzini, sostenendo che come concessionaria pubblica fosse dovere della Rai consentire al più ampio numero di persone di visionare il materiale. Perché non si tratta di semplice materiale protetto dal diritto d’autore, ma di un patrimonio condiviso che deve rientrare nel concetto di memoria collettiva.

Il discorso è naturalmente differente per le canzoni e i video (ormai sempre più curati e sofisticati) che sono in effetti una forma d’arte. E per questo Google (l’azienda proprietaria di Youtube) ha trattato direttamente con le etichette che producono e gestiscono la pubblicità dei brani: Universal, Sony e Warner hanno già firmato un accordo, che secondo Robert Kyncl, capo delle operazioni di Youtube, sarà comunque redditizio. Le etichette minori invece si lamentano per la trattativa e lo fanno sottolineando come ci sia l’abuso di una posizione dominante nel mercato da parte di Google. Non si sa ancora come finirà la questione, se queste case discografiche verranno alla fine inglobate dal colosso statunitense (magari in cambio di un contratto più oneroso) o riusciranno invece a mantenere un proprio spazio indipendente.

Da quando è stata acquistata nel 2006 da Google, Youtube ha pagato più di un miliardo di dollari all’industria musicale per la licenza di trasmettere i video delle canzoni. Ma non si sa a quanto ammonti il ritorno economico e d’immagine, con le pubblicità che scorrono sullo schermo prima dei video, e la condivisione dei materiali, con la possibilità di commento da parte degli utenti.

Così chi è attaccato a vecchi modelli di business si è lamentato. Fedele Confalonieri, in un convegno dello scorso gennaio, ha riassunto quello che è il pensiero di molti: ”I contenuti gratis su Internet rischiano di mettere in crisi il modello di business delle aziende dell’audiovisivo”. Che si arrivi ad un nuovo modello è pacifico, quello che non si riesce a fare è quantificare i costi e i ricavi delle nuove utenze. Con i media cartacei, la televisione, i cd venduti è facile stillare un bilancio. Con l’utilizzo di internet è molto più difficile: non può essere il contatto unico il solo parametro, perché c’è anche la capacità di creare una community e di condividere il materiale sui social network. Creare un unico portale di riferimento, come sta tentando di far Youtube, potrebbe essere una soluzione. L’inconveniente è che chi rimane fuori dall’accordo rischia di sparire completamente, inghiottito senza introiti nel mare del world wide web.

Domenico Mussolino

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