musicaIl magazine dei Rollingstone on line ha deciso di fare una veloce chiacchierata con gli Scorpion, nota Rock band di Hannover, prima della tappa austriaca del loro Tour in occasione del 'Top of Mountain Festival', ecco cosa dicono, riportando l'intero testo dell'intervista,  della loro vita da rockstar:

Siete stati definiti “gli eroi dell’heavy metal” e “gli ambasciatori dell’hard”. Vi ritrovate ancora in questi ruoli?

(Matthias Jabs) "Le etichette, spesso, sono una comodità. Le usa chi scrive. O gli uffici stampa. La parola non sta a noi o a chi ci definisce, ma ai fan. Se loro credono che noi rappresentiamo ancora qualcosa va bene, altrimenti... Il resto non conta”.

Molti considerano sessiste alcune vostre cover. Dall’adolescente di Virgin Killer al bacio di Love at First Sting, (così iconica da diventare una gag nel film This Is Spinal Tap), dalla ragazzina inginocchiata in Animal Magnetism alle tette gommose di Lovedrive eletta dalla rivista Playboy come migliore copertina del 1979...

(Klaus Meine) "Davvero? Sai che non ci avevamo mai fatto caso... Qualcuno ha detto che il male, spesso, è negli occhi di chi vede...”.

Non male per chi ha fatto commuovere fino alle lacrime dei militari russi...

(Rudolf) "Ti riferisci al nostro concerto nel 1989, vero? Partecipavamo al Moscow Music Peace Festival e i concerti si tenevano allo Stadio Lenin. Quando abbiamo iniziato a suonare Holyday, Meine mi fa un cenno. Non volevo crederci! In un angolo c’erano dei soldati dell’Armata Rossa che piangevano come bambini. L’episodio lo toccò così profondamente da comporre Wind of Change, canzone che rappresentava perfettamente il sentimento del momento”.

Nonostante gli anni passati rimane una bella canzone. Senza dimenticare che, da sola, vi ha fatto guadagnare più di 7 milioni di dollari...

(Klaus) "Ma va. Non lo sapevamo. Ecco perché è diventata una hit così grande (ridono). No, scherzi a parte, rimane un pezzo forte e, per molti ragazzi tedeschi è un inno generazionale”.

Però quando è stato inciso Crazy World (il disco da cui è tratta Wind of Change, N.d.R.) il clima era diverso da quello di oggi...

"Forse no. Anche allora c’era molta speranza. Era appena caduto il muro di Berlino e tutti credevamo in una pace globale. Oggi, magari, ci sono più conflitti, ma in America è stato eletto un presidente di colore per il secondo mandato e i problemi non sono più affrontati di petto come prima. Noi tutti facciamo parte di una comunità mondiale, non ti puoi nascondere ed evitare i problemi, che vanno affrontati e risolti insieme. Anziani e giovani, perché dobbiamo costruire un mondo più umano con maggior rispetto e amore reciproco. E sono proprio i giovani quelli destinati a compiere quest’importante impresa”.

Comunque viviamo sempre in un mondo di matti (era il gioco di parole di un vostro disco)!

(Rudolf) "Beh, la normalità è un concetto molto relativo. Cioè, ciò che noi consideriamo folle, magari non lo è per altri”. 
(Meier) "Beh, però James è uno spostato vero!”
(Kottak) "Questo lo dici tu. Io sono un tipo normale e credo sia tu, Klaus, quello fuori di testa!”
(Jabbs e Maçiwoda) "Ah... noi non vogliamo proprio entrarci. Sai com’è con i disturbati è meglio lasciar perdere. Se la vedano tra di loro. Noi, al contrario, siamo proprio due tipi normalissimi”.
(Rudolf, Klaus, James) "Questo lo credete voi!”

Molta gente tende a identificarvi come un gruppo di ballad...

(Klaus) "Ballad? Noi? Ma dai... Rifiutiamo assolutamente questa etichetta. Non abbiamo poi scritto così tante ballad. Ci consideriamo una rock band. Il meglio lo esprimiamo dal vivo, ecco perché the Scorpions are still rockin’ all around the world!”.

Klaus, hai qualche ricordo divertente da raccontare?

“Agli inizi del 1990 il nostro produttore Bruce Fairbairn mi chiese se per il prossimo disco (Face The Heat) mi andava l’idea di comporre delle canzoni insieme a qualcun altro. Mi suggerì Mark Hudson con cui poi scrissi alcuni brani fra cui 'Under The Same Sun'. Mark è un fan dei Beatles, come il sottoscritto. Scoperta la comune passione, siamo andati in un ristorante italiano e ci siamo messi a cantare brani dei Fab4 uno dopo l’altro. Il padrone del locale dopo averci ascoltati ci disse: ‘Siete proprio bravi. Dovete tornare domani sera e cantare ancora. Vi daremo da mangiare gratis!’. Non male vero?”.

Nei primi vostri quattro lp compariva, sul retro, il numero di telefono di Rudolf. Chiamandolo la sua voce registrata rispondeva: “Hello, Scorpions!”. Il giochetto è valido ancor’oggi?

(Rudolf) "Spero proprio di no, perché nel frattempo ho cambiato casa. E numero telefonico. E quindi spero che quello non sia più attivo altrimenti mi dispiace per chi lo usa ancora oggi. Tutto è nato perché allora facevo anche un po’ di manager e da P.R. e quindi quello era anche un trucco per far girare il nostro nome, oltre ad essere una necessità”.

Quante volte avete dovuto rispondere alla stessa domanda nella vostra carriera e qual è la più ricorrente?

(Rudolf) "Impossibile dirlo. Diciamo che da due o tre anni le domande più frequenti sono: 'vi dividerete oppure no?', 'uscirà un nuovo disco?', 'continuerete a suonare dal vivo?'”.

E la riposta è?

(Rudolf) "Blowin’ in the wind.... No, sinceramente, non sappiamo ancora cosa faremo... domani”.

L’anno scorso è uscito Come Black, per metà vostri brani ri-registrati e per l’altra, cover di successi degli anni Sessanta e Settanta. Quanto avete trovato difficile scegliere cosa tenere e cosa, invece, lasciar fuori?

(Rudolf) "Diciamo che non è stato come bere un bicchiere d’acqua, però alla fine ci siamo riusciti. È’ bastato mischiare i nostri gusti”.

C’è qualche vecchia canzone che a te, Klaus sarebbe piaciuto eseguire, ma gli altri si sono opposti?

(Klaus) "Probabilmente Moment in a Million Years, anche se l’abbiamo suonata tante di quelle volte... È un brano che parla di noi, come gruppo, e dei fan, una celebrazione della vita e della gioia di condividere qualciosa con chi ci sta ascoltando, un attimo che vale una vita. E poi c’è anche 'Lonely Nights', non so perché non l’abbiamo fatta, forse va troppo su con la voce e io non ce la faccio più come una volta...”.

Ci sono degli highligt da ricordare?

(Rudolf) "Essere invitati al Cremlino da Mickhail Gorbaciov nel 1991. È stato un onore per noi, considerando la storia fra i nostri due Paesi. Non si può certo dire che Germania e Russia siano mai stati grandi amici. E poi il US Festival di Steve Wozniak nel 1983 a San Bernardino Valley (gli Scorpions suonarono il 29 maggio, N.d.R.) e la partecipazione il 21 luglio del 1990 al concerto The Wall - Live In Berlin, con Roger Waters per celebrare la caduta del Muro. E poi ancora... In effetti abbiamo una lista lunghissima...”.

 

Come nacque la collaborazione con Billy Corgan per In The Cross?

(Rudolf) "Billy è un nostro grande fan. Probabilmente lui conosce meglio la band di me. Te lo giuro! Mi ha detto che a casa ha un sacco di roba nostra, dischi, merchandising, registrazioni pirata di canzoni mai uscite, risalenti all’epoca di 'Tokyo Tapes' e molto altro ancora... Perciò, grazie Billy!”.

E quindi?

(Meier) "Lui era agli Universal Studio a registrare con gli Smashing Pumpkins e quando s'è trovato davanti Rudolf è rimasto scioccato. Era un suo eroe. Ci ha confessato che nei sound-check prova spesso 'Lovin’ You Sunday Morning'. Così siamo usciti a cena e gli abbiamo proposto di cantare con noi. Lui ha subito accettato. Possiamo farti noi una domanda?”.

Certo

“Do you rock?”
“Yes I rock, but do you Roll?” (Gli Scorpions si divertono a citare la frase simbolo di Rolling Stone, 'We Rock, you Roll' “Yes, but we also Rock’n’Roll!”...

Written by Alessia Cipriano modificated by Manager_Igor Scarabel

   


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