INTERVISTA AGLI UNDERDOGIn occasione del 15 novembre, data d'uscita del nuovo disco degli Underdog, due componenti della band rilasciano un'intervista:

Come nascono i vostri brani e soprattutto come nascono i vostri arrangiamenti così particolari?

(Diego): Brani e arrangiamento nascono in modo opposto. Per questo disco ci siamo rinchiusi in una lunga session improvvisata, durante la quale sette persone hanno creato insieme in un vortice di amore e odio. Ogni strumento, ogni musicista cerca un proprio spazio nel brano, alterandone gli equilibri fino ad arrivare alla struttura finale. In seguito abbiamo rielaborato e affinato i brani. E' stato un lavoro molto più tecnico...e a volte maniacale.

Se doveste scegliere un genere musicale come principale fonte d'ispirazione indichereste il jazz?

(Basia): Io personalmente ti risponderei che "sì, è jazz" ma contaminato da folklore e uso di timbri di voci differenti. Non mi è mai piaciuto cantare con voci jazz standard. Un esempio di voce contaminata, anche se diversa, è Beth Gibbons, oppure negli ultimi tempi ho ascoltato tantissimo Maria Joao, però in realtà non riuscirei a focalizzare una precisa fonte di ispirazione perché il panorama dei miei ascolti è più ampio.

(Diego): Io vengo da tutt'altro genere, come poi tutti gli altri musicisti, quindi in realtà ognuno porta i propri ascolti e ovviamente il proprio stile, sino ad amalgamarci o semplicemente a far coesistere tali differenze in quattro minuti di canzone. Ho paura di catalogarlo, perché per me non è jazz. Sarebbe limitante e riduttivo (per quanto la parola "riduttivo" al jazz faccia rabbrividire). Direi che è jazz nella concezione che "se non sai cosa suoni, allora è jazz".

Sono tanti gli artisti ai quali vi ispirate, ma, limitatamente al gioco delle vostre due voci maschile e femminile, quali sono i vostri punti di riferimento?

(Basia): Non conosco e non ascolto altri gruppi che utilizzano nella stessa maniera le voci. Giochi di dualismo, che a me piacciono tanto, sono ad esempio quelli tra Billie Holiday e Satchmo, mentre nel nostro caso si tratta più di feeling che di una scelta musicale.

Parliamo più nello specifico di alcuni pezzi di "Keep Calm": com'è nata la cover di "Cuore Matto"?

(Diego): Durante le finali per le selezioni regionali del Primo Maggio nel 2011, ci ritrovammo a parlare con  il nostro produttore Paolo Panella di Altipiani Records e ci disse che dovevamo provare a sperimentare le sonorità degli Underdog anche con la lingua italiana. Per noi è stata una sfida. Ho sempre avuto difficoltà a cimentarmi nel cantato in italiano per una questione di differente sonorità e metrica. "Cuore Matto" è stato un esercizio di stile per "sbloccarci" ed iniziare ad esplorare anche questo nuovo territorio, ma in realtà lo stesso brano "Cuore Matto" è stato provato di getto in due o tre session e, siccome funzionava in maniera spontanea, non abbiamo dedicato molto tempo ad arrangiarla o a "studiarla": abbiamo suonato "Cuore Matto" come ci veniva, e..."buona la prima"!

Il brano "Goodbye" invece cosa rappresenta per voi?

(Diego): "Goodbye" è una dichiarazione di addio, è la fine di una storia. Volevo descrivere la sensazione di una persona che, nonostante tutto, dopo vari tentativi e dopo aver provato diverse strade, getta la spugna. Come cantava Emidio Clementi nei Massimo Volume in "Dopo Che": "Ho avuto conferma di vento a favore, tolgo gli ormeggi".

Lo stesso pezzo "Goodbye" lo avete inciso in una versione precedente con Antonello Salis, componente della Luigi Cinque Hypertest O'Rchestra, ensemble con cui avete avuto occasione di suonare anche dal vivo. Dopo quell'esperienza in che modo è cambiato, ammesso che sia cambiato, il vostro approccio alla musica come Underdog?

(Diego): Quell'esperienza è stato il coronamento di un sogno. Arrivare a suonare con musicisti come Antonello Salis e Luigi Cinque è stato bellissimo. Nella composizione dei brani siamo molto spontanei, ma in seguito, nell'arrangiamento, diventiamo precisi e metodici. Improvvisare spontaneamente invece è comunque un lato degli Underdog importante e quell'esperienza live è stato uno dei massimi livelli di improvvisazione in cui dovevamo entrare subito in "connessione" con gli altri musicisti. L'approccio alla musica non è cambiato. Suonare con altri artisti e improvvisare con loro ti permette di crescere sia musicalmente che a livello umano.

(Basia): Era comunque una possibilità di vedere come lavorano i  musicisti di un certo livello. Abbiamo avuto la fortuna di vederli lavorare in studio, nei live e sul set del film di cui tale collaborazione faceva parte, "Transeurope Hotel".

 

Quando avete deciso di reinterpretare "Berlin" di Lou Reed, pezzo che chiude il vostro ultimo cd?

(Basia): Oddio, in realtà l'idea di fare la cover di "Berlin" risale al 2005. In un viaggio in auto verso il festival "Monterocktondo" il vecchio pianista, nonché adoratore di Lou Reed, mi aveva chiesto semplicemente se conoscessi il brano. Non lo conoscevo, ma lo abbiamo arrangiato ugualmente ed io l'ho imparato ad orecchio; dopo quattro anni ho sentito la versione originale...e non mi piace.

Ultima domanda: quali sono i vostri progetti nell'immediato futuro?

(Diego): Siamo già in tour e io non vorrei tornare al mio lavoro "normale". Per cui abbiamo intenzione di suonare suonare suonare!

Written by Alessia Cipriano modificated by Manager_Igor Scarabel

   


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