INTERVISTA A JOEY BURNS DELLA BAND AMERICANA CALEXICOI Calexico sono una band statunitense e il nucleo centrale del gruppo è formato da Joey Burns e John Convertino, hanno composto diverse colonne sonore e lavorato con nomi importanti; Joey Burns ha risposto a qualche domanda...

Cosa ricordate di piacevole e spiacevole dell’avventura con i Giant Sand?

“Direi che abbiamo solo dei bei ricordi, ricordi legati soprattutto ai tanti luoghi che abbiamo visto e visitato con la band”.

Perché è iniziata l’avventura dei Calexico?

“John Convertino ed io abbiamo cominciato a collezionare strumenti antichi e atipici come fisarmoniche, violoncelli, marimbe, vibrafoni, mandolini, una cosa decisamente insolita per un gruppo prettamente rock. Con estrema naturalezza abbiamo cominciato a usarli per scrivere e registrare delle canzoni. Non credevamo che ci fosse in giro qualcuno interessato a questo tipo di sonorità. Poi piano piano tutto è cresciuto e siamo rimasti molto sorpresi constatando che la gente ci seguiva e amava i nostri pezzi. La musica è un collante perfetto. Riesce a mettere in relazione le persone”.

Cosa potete dirci dell’Arizona?

“L’Arizona è una terra di estremi. E’ estremo il clima, è estrema la politica, è estrema la vita. Il deserto di Sonora si estende su due Paesi e parla tante lingue, ma una sola è quella che tutti comprendono, la lingua della sopravvivenza”.

Quanto è importante, nella vostra musica, il paesaggio che vi circonda?

“Non tanto quanto si potrebbe pensare, sicuramente meno di quello che racconta la stampa. Tucson ci ha dato un ottimo punto di partenza, grazie alle sue influenze tipiche del sud-ovest americano, ma molto di quello che facciamo è ispirato da altro, dal jazz, dalla world music, dal folk, dall’indie rock, dall’ambient sperimentale e dalla musica elettronica”.

Come nascono le vostre canzoni?

“Chitarra e batteria delineano lo scheletro dei brani. Poi John ed io inseriamo strumenti a strato e la canzone comincia a prendere forma insieme agli altri musicisti della band, o agli eventuali ospiti. Non ci piace andare in studio con un’idea precisa. Ascoltiamo i nostri istinti e seguiamo le nostre intuizioni”.

C’è un vostro brano al quale siete particolarmente legati e perché?

“Sicuramente siamo legati a “Para”, che è l’ultima canzone che abbiamo registrato a New Orleans al The Living Room Studio. E’ un brano che attinge dall’umore tenebroso che si sente in quel luogo. E’ il pezzo perfetto che può fare da ponte verso il mondo dei Calexico. John Convertino ha scritto un testo molto bello e ispirato al film “Tree of Life ” di Terrence Mallick. Inoltre è una canzone molto divertente da suonare dal vivo”.

Quali sono i musicisti con i quali avete collaborato o collaborate?

“Oltre ai membri della band, abbiamo lavorato per molti anni con Jacob Valenzuela, Martin Wenk, Volker Zander e Paul Niehaus. E’ stata importante anche la collaborazione con il chitarrista/cantante spagnolo Jairo Zavala e il cantautore Pieta Brown, dallo Stato dello Iowa”.

La vostra musica è associata alle colonne sonore di Ennio Morricone. Conoscete il suo lavoro? Cosa ne pensate?

“Noi amiamo il Maestro. Lui è il re. Io amo i suoi contrasti negli arrangiamenti, il suo senso dell’oscurità e il suo umorismo. Anche John ed io abbiamo scritto alcune colonne sonore e ci piace poter lavorare per il mondo della celluloide. Ultimamente abbiamo composto la colonna sonora di “Circo” di Aaron Schock, un film documentario su un circo itinerante di una famiglia messicana e “The Guard” di John McDonagh, una commedia irlandese interpretata da Brendan Gleeson. Sono stati entrambi dei lavori molto stimolanti e di successo”.

A proposito delle colonne sonore che avete composto, come vi avvicinate alla stesura dei brani?

“Devi seguire il regista come un ballerino. Devi capire dove ti porta il cuore e cercare di metterlo in musica”.

Cosa mi potete dire di Vinicio Capossela? Artista che ben conoscete.

“Vinicio è un fratello e un compare nella vita del circo. “Ovunque proteggi” è uno dei miei brani preferiti da sempre”.

 

La Terra è sull’orlo del precipizio, cosa possono fare gli uomini per salvarla?

“Abbracciate i vostri vicini e cantate la canzone di Harry Nilsson Jump Into The Fire”.

Cosa ne pensate dell’immigrazione dal Messico verso gli Stati Uniti?

“Questa è una domanda complessa. Nessun recinto, o muro stile Berlino può fermare il flusso migratorio. La politica deve aprire un dialogo costruttivo sull’immigrazione tra i due Paesi e queste due culture”.

Come giudicate il lavoro di Obama?

“Serve un altro sforzo per altri quattro anni ancora (la domanda è stata posta prima delle elezioni)”.

La musica può salvare l’anima o il corpo?

“Sì, la musica può salvare entrambi, basta volerlo”.

Written by Alessia Cipriano modificated by Manager_Igor Scarabel

   


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