Recensione "Crimson Peak" di Guillermo del Toro

Si chiama "Crimson Peak" ed è l'ultimo lavoro di Guillermo del Toro. Film che viaggia parallelamente sui binari dell'horror e del melodrammatico. Fotografia elegantemente studiata e  scenografia che svela, di sicuro, un lavoro certosino da parte dell'addetto e da parte di Del Toro. 

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Edith, protagonista del nuovo film di Guillermo del Toro "Crimson Peak", è una giovane fanciulla che non si trova affatto nella società NewYorkese  dei primi del '900.

La madre muore troppo presto e forse proprio questo trauma, insieme alle allucinazioni delle quali soffre, la inducono ad aspirare a fare la scrittrice. In amore non si accontenta mai fin quando non incontra Thomas Sharpe che decide di sposare piuttosto in fretta dopo aver notato l'attitudine di lui ad accettarla, amarla e rispettarla per ciò che è.

Ma il rapporto non tarda a rivelarsi per quello che realmente è. Infatti, dopo il matrimonio e la precedente morte del padre, Edith si trasferisce a Crimson Peak dove, ad aspettarla, c'è un vita a tre con Thomas e la sorella di lui; Lucille. La casa è inquietante e fatiscente e troppi sono i misteri che cela quella secolare residenza. Infatti, da lì a poco, Edith capirà di dover fuggire il prima possibile da quell'orrore che la aspetta.

Guillermo torna sul grande schermo con un lavoro sicuramente certosino, un film fiammingo. Pieno di particolari impercettibili che, però, distinguono in maniera limpida i film di Del Toro.

Il film calca lo stile gotico, horror, melodrammatico. Quelle ambientazioni che oscillano fra il pauroso immaginario e sensazioni concrete. 

Vero è anche che, essendo l'ennesimo film del famoso regista, ci si aspettava in molti una svolta memorabile e meno somigliante strutturalmente ad altro suoi film precedenti come "il labirinto del fauno". In molti sostengono che la scrittura non sia sullo stesso livello qualitativo delle tematiche e della resa scenografica. 

Io, invece, voglio concentrarmi sull'impatto che ho avuto non appena le luci si sono spente nella sala del cinema. 

Il fattore che ha stuzzicato maggiormente il mio interesse è stato quel magico e perfetto equilibrio, nel quale del Toro è maestro indiscusso, fra lo sfondo ed il primo piano; come quello fra la storia centrale e quelle piccole storie che si creano attorno all'asse centrale del lungometraggio. 

La cosa un pò strana è l'enfasi così rilassata e amorevole della prima parte del film. Lo spettatore si rilassa e segue, a momenti un pò annoiato, la storia d'amore tra i due per poi essere bombardato da eventi terrificanti successivamente.

Da notare c'è una cosa, a mio avviso, piuttosto interessante. Nella storia Edith, che sogna di fare la scrittrice, propone a varie "produzioni" i suoi lavori che aprono interessanti trattati sui fantasmi. Uno degli editori le consiglia di inserire una storia d'amore in quanto senza di essa non avrebbe venduto molto.

Lei, annoiata da questa proposta, solo successivamente ne inserisce una. Il suo percorso da scrittrice e ciò che lei scrive sembra andare di pari passo con lo svolgimento della sua sorte. Lei scrive di una storia d'amore poco prima dell'incontro con il baronetto e le tematiche dei suoi scritti sono assolutamente fedeli a quello che le accade durante tutta la proiezione.  E se Del Toro avesse voluto inserire questo particolare proprio per suscitare il dubbio che Edith, in realtà, stia scrivendo la propria storia? 

Libero ognuno di leggere il film a suo piacimento, io ho notato questo particolare che mi ha lasciato riflettere.

Resta, in conclusione, un lavoro che lascia il segno e che si fa ricordare anche per le sue piccole incongruenze.  La fotografia è trattata in maniera talmente accurata che il pubblico, a tratti in particolare, si trova dinanzi a veri e propri dipinti che, leggera e delicata, la macchina da presa dipinge. 

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