Morta Laura Antonelli, diva di 'Malizia' e icona sexy del cinema italianoL'attrice ha avuto un infarto nella sua casa di Ladispoli. Aveva 73 anni. A chiamare i soccorsi la domestica, che l'ha trovata per terra nella sala da pranzo. La diva di Malizia aveva prestato la sua bellezza genuina a Patron Griffi e Visconti. Una vicenda giudiziaria segnò per sempre la sua vita.

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Laura Antonelli si guadagnò un posto nell'immaginario del pubblico italiano, con quella vestaglietta succinta che scopre e non rivela, inno alla bellezza maliziosa ma dopotutto innocente, non volgare, familiare.

Era il 1973, Salvatore Samperi ritagliò per l'Antonelli il ruolo di protagonista in Malizia.

La procace cameriera che faceva innamorare il vedovo e si piegava, con quell'aria irresistibile di innocenza ferita e disincantata, ai perversi giochi erotici dei figli. 

Il film, che incassò sette miliardi di lire, inaugura la più florida stagione della commedia erotica all'italiana, e lancia la splendida attrice di origini croate nel firmamento del cinema italiano.

Nel 1975 Giuseppe Patron Griffi la vuole in Divina Creatura e l'anno seguente Luchino Visconti la dirige ne L'innocente.

Il film, adattamento del romanzo di D'Annunzio, vede l'Antonelli misurarsi con Giancarlo Giannini, impegnata a sostenere un ruolo drammatico, difficile e insolito per lei.

L'attrice si è sempre trovata più a suo agio nelle commedie. 

Ed è grazie a queste che conquista successo presso un vasto pubblico, la sua bellezza un po' antica, genuina, i suoi modi spontanei la impongono alla ribalta quale donna desiderata e attrice simpatica, popolare. 

Recita per Dino Risi in Sessomatto, mentre per Luigi Comencini fa la parodia delle eroine dannunziane nel grottesco Mio Dio, come sono caduta in basso!, viene affiancata da Jean Paul Belmondo per un'apparizione nel cinema francese, e per ben due volte si cimenta con Molière, nelle riduzioni farsesche de Il malato immaginario e de L'avaro, accanto ad Alberto Sordi.

Si vede poi in Rimini Rimini e ne la Venexiana, ultime apparizioni cinematografiche degli anni '80, da questo momento infatti l'Antonelli sceglie di vivere appartata, e forse, rimane troppo sola. 

Nell'aprile del 1991 l'attrice viene gettata nel magma giudiziario e mediatico.

Nella sua villa di Cerveteri vengono trovate diverse dosi di cocaina, l'Antonelli viene arrestata per traffico di sostanze stupefacenti e condannata dal tribunale di Civitavecchia a tre anni e sei mesi di reclusione.

Il caso è di interesse nazionale, l'attrice fa persino ricorso alla corte europea di Strasburgo.

Laura Antonelli viene infine assolta nel marzo del 2000, quando finalmente può dire chiusa una vicenda che senza dubbio lasciò un segno profondo sulla sua vita. 

Da tempo viveva ritirata in un piccolo appartamento con una modesta pensione, fuggendo i giornalisti e i semplici ammiratori che ricordavano il suo splendore giovanile. 

Pare che avesse trovato conforto nella religione, e riuscisse a vivere dignitosamente grazie al sostegno della parrocchia.

L'attrice avrebbe scritto un biglietto poco prima di morire, in cui chiedeva di avvisare Claudia Koll e Lino Banfi e uno dei parroci della sua chiesa, gli amici veri, ultimi, a cui è andato il pensiero dell'attrice.

E' lo stesso Lino Banfi che esprime parole di sincero affetto per l'amica e collega: "Una grande fragilità e un'altrettanto grande bontà. La sua morte mi rattrista enormemente e mi fa restare con l'angoscia di non averla aiutata abbastanza. Un'attrice così bella e brava non doveva finire così", e ricorda di averla incontrata qualche anno fa, trovandola in una grave situazione d'indigenza. 

L'attore pugliese aveva provato a riportare l'attenzione dei media sull'Antonelli, per aiutarla economicamente e magari farla tornare a lavorare, ma la risposta della diva di Malizia era stata inappellabile, e non priva di quella posa innocente e un po' stoica che aveva sedotto gli spettatori in passato: "non voglio nessun aiuto materiale, la vita terrena non mi interessa più".

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