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 Una commedia per la Compagnia del Delfino a Roma (by mg66)

Dall'11 marzo al 29 marzo 2015 va in scena al teatro Anfitrione di Roma lo spettacolo (tratto dal romanzo di Dickens): ''Senza Moccolo'', tenuto dalla Compagnia del Delfino, tutti i giorni alle 21.00 e la domenica alle 18.00 per 10 euro a biglietto. Siamo a fine 1700 e papa Clemente XIII deve dare il permesso di festeggiare il carnevale: finalmente scocca il Campanone del Campidoglio che offre la possibilità di festeggiare a tutti e sia i popolani che i nobili possono ''sfogare'' il loro istinto di festività. 

Fino a che non arriva la corsa dei Berberi che sembra ''scompigliare'' la massa che però non si scoraggia ed arriva persino a spegnere (da qui il titolo) le candele dei passanti. Questo è un gran segno di ''romanticismo'' in una festa che tutto dovrebbe ridicolizzare e invece finisce col riportare alla serenità dello scherzo, non fine a se stesso, ma fiero e non ''prepotente.

La Compagnia del Delfino aggiunge a ciò anche canzoni romanesche e danze che non fanno che arricchire il palcoscenico di un calore e dare alla performance uno spirito del tutto nuovo e meno ''aggressivo'' del carnevale dei tempi d'oggi che sembra lasciar rincorrere soltanto persone che si vogliano tirare le uova addosso o spruzzare la schiuma da barba in faccia.

Ma il Carnevale è ben altro e la Compagnia lo dimostra a pieno ''titolo''. Si dovrebbe sempre recuperare questo senso anche romantico e senza ''secondi fini'' di bluff (che si da alla festa anche nel travestimento) nel carnevale che da sempre è stata la festa dei più giovani e dei più ironici. E spesso ci vuole ironia da vendere nel rappresentare altri personaggi con panni diversi addosso come le maschere, anche per ''potersi prendere sul serio'' che non è cosa facile davvero.

In realtà in molte parti del mondo il carnevale è un momento per fare anche satira, non dimentichiamoci ''i Carri addobbati'' che rappresentano spesso una presa in giro del potere e delle persone più in voga al momento: pensiamo ai politici del mondo, come avviene in quelli di Rio o semplicemente in Italia a Viareggio.

Ma non dimentichiamoci di un altro tipo, certamente più leggero e più ''signorile'' di carnevale, come quello di Venezia, dove le maschere sono spesso di altri tempi che non fanno altro che farci sognare e farci sentire di un'altra epoca. Questo infatti somiglia un po' allo spirito di questa commedia rappresentata dalla Compagnia del Delfino, con, tra gli altri: Antonio Di Monaco e Fiammetta Veneziano.

C'è da ricordare che tale festa nacque dalla parola: ''carnem valere'' che simboleggiava in se l'attendere del periodo della Quaresima, quando non si poteva mangiare la carne, appunto, e quindi, in principio non avrebbe potuto certo rappresentare un momento di festa, ma paganamente e oggi diremmo: laicamente gli si è dato un altro significato, così sono nate le maschere e la presa in giro dei potenti, se non addirittura la satira vera e propria. In realtà la maschera tenderebbe a nascondere quello che siamo, e sappiamo che difronte a Dio non possiamo farlo, ma il gioco si avvicina più ad Halloween, in un senso opposto e più ''carnale'', ed ecco che anche la maschera o le canzoni acquistano un significato anche più puro e ilare. 

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