"Finale di partita" al Teatro degli Audaci di Roma. Orari, date, prezzo del biglietto e recensione dello spettacolo (by mg66)

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Al teatro degli Audaci in Roma va in scena una commedia tragicomica di Samuel Beckett: ''Finale di partita'', per 18.90 euro, tutti i giovedì, venerdì e sabato alle 21.00 e domenica alle 18.00. Si impersonifica il gioco degli scacchi, con quattro personaggi: Hamm, un paralitico ed il suo servo Clov (che non può sedersi9 e Nagg e Nell, i genitori di Hamm, che vivono in bidoni della spazzatura, privi di gambe anch'essi.

Diceva Beckett che ''Hamm è il re che questa partita l'ha persa in partenza sin dall'inizio. Nel finale delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercare di rinviare l'inevitabile fine''.

Di S. Beckett, diretto da Pablo Maximo Taddei, con Flavio De Paola, Massimo Triala, Antonio Buttari e Cecilia Taddei. Ma è ovvio, perché nel gioco degli scacchi ''vince'' chi si ritira, ed invece qui vuol vincere chi non accetta la propria condizione e finisce col tirarsi dietro l'inutilità di un tempo che gli sfugge tra le dita e che lo costringe ad una partita davvero persa.

Ma ci sarebbe da dire per quanto riguarda i tempi: un maggiordomo che non può sedersi è anch'egli un invalido, e qui, in questa tragicommedia di Beckett sono tutti, chi più chi meno, proprio paralitici, che non possono muoversi in un verso o nell'altro.

Ma il destino di Beckett è stato superato dalla volontà dell'uomo, che col tempo si è andato accanendosi con il destino, finendo per vincerlo, ma, secondo lui, non sconfiggendolo mai. Come dire che ha vinto una battaglia, ma non la guerra, e la guerra è la partita a scacchi, secondo il modesto ''paragone'' beckettiano, dove il re non vince. 

Ma permetteteci di affermare che però combatte, e come se combatte questo re, l'invalido dei giorni nostri. Un re coi ''fiocchi'' che riesce persino a sconfiggere i propri genitori che restano buttati senza reagire tra i ''bidoni della spazzatura'' discutendo tra loro, dando vita loro alla partita.

La partita di Hamm invece è di un vincitore, per i nostri giorni, che non potrà mai raggiungere, nemmeno con l'età del buonismo, soglia di normalità, sottesa nella vittoria della partita, ma che sta cercando, con il maggiordomo, una ''rivincita'', più che normale si tempi d'oggi.

E se Beckett dovesse essere attuale, dovrebbe pensare a quanti si servano di badanti per sopravvivere ai tempi d'oggi, se mutilati o semplicemente invalidi, diciamo pure che sono ammirevoli lo stesso, perché tentano un accordo, una dimensione di coraggio nella convivenza che è figlia anche della loro dipendenza da queste persone.

E che non riusciranno però, secondo Beckett, a raggiungere mai, almeno fisicamente. Questo è vero, ma bisogna riportarsi ai tempi e alla malinconica figura del drammaturgo per affermare tutto questo, perché, semmai, (ed è in questo che ha ragione Beckett) nell'invalidità, la forza sta nell'accettare ciò che ci invalida, e Hamm forse questo non lo fa ed è semmai in ciò che perde la sua partita, partita fatta di sofferenza e caparbietà oltre che di coraggio.  

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