"Senza moccolo" al teatro Anfitrione di Roma. Orari, date, prezzo del biglietto e recensione dello spettacolo (by mg66)

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Una commedia a Roma per la Compagnia del Delfino (by mg66)

 

''Senza moccolo'' al teatro Anfitrione di Roma, va in scena tutti i giorni alle 21.00, escluso il lunedì, e domenica alle 18.00. Tratto da un romanzo di Dickens, basato sulla malinconia del carnevale. Un abbandono perfetto alla bellezza al Corso, e all'efficienza, finchè arrivano i Dragoni, che sgomberano le vie per la corsa dei berberi. E, se i cavalli non ''inficiano'' nessuno e niente, è il Carnevale che ha talmente forza che stordisce. 

I venditori di moccoli (candele) strillano ovunque, ed ognuno sembra voler spegnere la candela altrui. Di Charles Dickens. Regia: Giuliano Baragli, Con Maurizio Barbera, Vincenzo Cicero, Giancarlo Cittadini, Fabrizio Di Nezza,  Antonio Digirolamo, Fortunata Isopi, Giulia Loi, Antonio Maria Monaco, Lino Provato, Michela Rossitti, Fiammetta Veneziano, Davide Vincioni e Tiziana Vincioni, per il prezzo di 10 euro.

Ed è proprio un'opera Dickensiana, con tutto l'amaro in bocca che può comportare questo. Perché è vero che, con le sue maschere, il fatto che ognuno voglia somigliare ad un altro e questa vecchia festa dei Moccoli, dove ognuno, per ''parafrasi'' tende a voler prendere, spegnendolo, quello dell'altro, il Carnevale da malinconia, così come grande festa, comunque, ma una festa quasi privata.

Piena di spensieratezza, ma pensiamo agli scherzi che possono offendere gli altri o le personalità comunque più sensibili: danno un tono di violenza anche (ed ecco il Dragone) anche se lo spirito iniziale non era certo questo.  Da ''carnem valem'' rappresentava l'anticipo della Quaresima, periodo non certo simpatico per i cristiani, né cattolici, né protestanti (come Dickens). Ed ecco che il valore del gioco tirato fuori ''dal cappello'' non acquista più quel significato che tanto potevamo dare alla felicità, che ne è invece una caratteristica allegra del carnevale. 

Almeno per quello inteso in senso pagano: ma le uova tirate in faccia, i cocci dei vetri rotti dalle case o sulle auto, i tanti atti di vandalismo, ricordano la temerarietà di quelle corse dei berberi che tutto il Corso ''trangugiano'' e i venditori di moccoli che distraggono le folle urlando e provocando ad ognuno lo spegnersi dell'altro.

Non è certo un divertimento questo: ma una corsa al più furbo, e di furbizia, se ci pensiamo bene, parla il carnevale, di una furbizia che tramuta tutto in voler far eccellere l'uno sull'altro, proprio come in questa società, dove ognuno sembra approfittare della bontà dell'altro senza dare niente in cambio, ma anzi ''spegnendo'' il suo ''moccolo'' che potrebbe essere la sua onestà.

L'onestà che ogni persona per bene porta con se e tenta di trasmettere al prossimo, caso mai in famiglia, o tra gli amici, nella generosità, nella, a volte, timidezza che nulla chiede all'altro, ma anzi che finisce per donare , alla disponibilità, e quant'altro si possa immaginare. Invece il Carnevale di oggi, così come quello di Dickens ''da un po' sui nervi'', e fa riflettere sull'assurdità quasi della festa, nata per gioia di un sacrificio divino, e trasformata nel rivendicarsi su quello umano che nulla avrebbe, di per se a che vedere con quello divino, molto superiore che non lo si potrà mai raggiungere

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