"L'ultima domenica" al teatro degli Audaci di Roma. Orari, date, prezzo del biglietto e recensione dello spettacolo (by mg66)

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''L'ultima domenica'' è uno spettacolo che va in scena dal 19 febbraio 2015 al 1° marzo 2015 al teatro degli Audaci, il giovedì, venerdì e sabato alle 21.00 e domenica alle 18.00 per un prezzo del biglietto di 18.90 euro. Parla della violenza che nel calcio arriva all'omicidio. Lo spettacolo racconta, con musica dal vivo, un doloroso ''impatto'' consumato tra padre e figlio in una domenica calcistica. 

Un modo per condannare ogni forma di violenza, specie nello sport, che dovrebbe servire ad unire e non a dividere. Diretto da Geppi Di Stasio, con Geppi di Stasio, Andrea Pintucci e Roberta Sanzò. Sì, perché se è vero che lo sport nasce come  (in quello collettivo) uno scontro tra squadre, o (nell'indivicuale) tra due campioni, l'obiettivo è quello di unire la gente, perché è pur sempre un gioco e non una guerra.

Sappiamo tutti del resto che è nata come una riproduzione della guerra, ma è poi stato trasformato in divertimento, e quindi si è mutato col tempo, e va considerato questo  nuovo aspetto nell'esserne, soprattutto spettatori. Bisogna cercare di essere arbitri di due squadre, nel momento in cui si vede giocare, e non solo tifoso.

Il tifo è un aspetto del calcio soprattutto, ma poi con gli anni si sono create frange opposte che hanno rappresentato le sue squadre opposte, dedite alla violenza, invece che al ''tifo serio'' che non conosce violenza, ma giustizia sociale. Ricordiamo tutti non ultimo il caso di quel Gabriele ucciso non si sa ancora se dalle forze dell'ordine o da tifosi di squadra opposta. Cosa ignobile in entrambi i casi, ma se arrivato il colpo, dalla squadra opposta, ancor di più, a mio modesto parere. Perché il calcio è per noi italiani lo sport più bello del mondo e non va sporcato così.

Se è vero che qualunque cosa alcuni farebbero per lo sport, ce lo insegnano gli stessi campioni (certo non come Zidane) che ciò è vero tranne che con la violenza ed il sopruso. Le tifoserie vanno sempre tenute sotto controllo, ma se esse stesse dessero prova di non dare segno di dover essere controllate, allora il vero valore della stretta di mano in campo avrebbe un significato puro.

Perché il campione si vede dove sta il vincitore con lealtà, e nel sapersi rifare alla ''prossima'' partita, non all'ultima, come dice il titolo del dramma. Lo sport è un diversivo, uno sfogo, e come tale deve essere preso anche dallo spettatore: c'è una vita intera per potersi ''rifare'', e non è il numero degli scudetti (nel senso del campionato) che da valore ad una squadra, ma la sua lealtà ed il suo centro di indipendenza morale nel collettivo, nella sua forza nel gioco di gruppo.

Se tutto questo è vero, lo è solo perché ce lo hanno insegnato i più grandi campioni: anche chi non vince mai, ha sempre, in quella stretta di mano, se responsabile, dato un segno alla partita, il che non è cosa da poco! Il vincere a tutti i costi, questo sì che è un segno di dabbenaggine, di vera inutilità dello sport. Altrimenti i mondiali, perché ogni (o quasi) anno li vincerebbero nazioni diverse? Pensiamoci. 

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