Dove si scusa e ritira la pubblicità
Dove si scusa e ritira la pubblicità. 

Chi ha la pelle nera è un po' così, ma poi ti lavi con Dove e diventi una persona bianca, pulita. Dove si è scusata e la pubblicità è stata ritirata, ma si può sapere chi ha avuto la bella idea? Un creativo di quelli buoni? E chi ha lavorato alla realizzazione del prodotto pubblicitario, durante il confezionamento, non ha avuto nulla da ridire? Lo spot non è stato testato? Sono tanti i problemi della migrazione e la rabbia è tanta, ma qui siamo oltre i problemi sociali. Qui si rischia di scatenare discussioni sulla razza, sulla genetica. Le prime proteste sono nate proprio su Facebook e su Twitter, mentre Dove, dopo aver tentato di spiegare, ha ritirato la campagna pubblicitaria. Basta così? Caso chiuso?

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Si tratta di una gaffe razzista che rischia di pesare sull’immagine della Dove?

In fondo la nota marca di prodotti per l’igiene personale, non è nuova a  messaggi neanche tanto nascosti di sbiancamento o schiarimento della pelle: un nuovo spot ha però fatto indignare tanti e ha costretto la stessa Dove a scusarsi.

E' accaduto che la nuova campagna pubblicitaria cercasse di valorizzare un sapone lasciando intendere di essere in grado di sbiancare una ragazza nera: il nero come sinonimo di sporco, di non normale.

Voler far parlare del proprio prodotto è il primo obiettivo di una campagna che si rispetti, ma c'è un limite anche al troppo oltre che al tutto.

L’ultima campagna pubblicitaria di Dove era stata studiata per la mirata diffusione su Facebook: nella sequenza di immagini, prima una sorridente ragazza nera con indosso una maglietta marrone, poi la ragazza fa per sfilarsi la t-shirt.

Quindi nella terza sequenza la maglietta marrone, tirata verso l’alto, copre il volto della ragazza, iniziando a rivelare un secondo capo di colore bianco, prima del colpo di scena: via la maglietta marrone, resta una ragazza bianca in t-shirt bianca che, una volta spogliatasi del tutto, rivela tratti asiatici.

Il finale della storia sembra quasi una sorta di excusatio non petita, un tentativo di limitare i danni, il ricorso alla fisionomia asiatica per smontare l'accusa di razzismo nel passaggio dal nero al bianco.

Obiettivo forse anche riuscito per certi aspetti, perché nella buriana social delle accuse a Dove di razzismo, non sono pochi quelli che hanno interpretato il messaggio pubblicitario come quello di “un sapone indicato per tutti”.

Ma la frittata era oramai fatta lo stesso e Dove ha comunque ritirato la campagna, con le scuse doverose e di rito a chi si era ritenuto offeso: il punto è che già nel 2011 e nel 2015 il marchio era finito sotto accusa per promozioni simili.

E' il caso di chiedersi "Il lupo perde il pelo ma non il vizio"?

Sarà, ma questa volta la Dove è finita inevitabilmente sotto una pioggia di insulti e critiche dopo aver realizzato uno spot social a dir poco discutibile.

E' praticamente impossibile, per chi osserva la pubblicità, non esserne infastiditi e anche se la campagna non voleva essere razzista, è stata percepita come discriminatoria.

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FONTI:

Per il contenuto: Gaffe razzista per la Dove: poi le scuse e il ritiro della pubblicità, bergamonews.it, 9 Ottobre 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).