Vite Parallele, uno spettacolo teatrale che resta!Vite Parallele, ideato da Simone Guarany, scritto e diretto da Marco Nobili, con Matteo Maria Dragoni come assistente alla regia, è uno spettacolo teatrale che resta! Non importa il carattere, l'età o la propria filosofia di vita, chiunque tu sia uscirai dal teatro con un vuoto interiore e qualcosa in più da poter insegnare. Sì, un controsenso, proprio come sembra essere la vita dei due protagonisti Simone e Valerio, interpretati rispettivamente da Simone Guarany e Alessio Chiodini. Con la presenza di molti altri fondamentali personaggi, interpretati da Marco Giustini, Lucia Rossi, Francesca Antonucci, Cristina Frioni, Anita Ivanova e Raffaella Camarda, questo spettacolo si anima di emozioni forti tanto da lasciare il pubblico dolcemente frastornato e dolorosamente riconoscente.

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Spesso, molto spesso, ci capita di sognare ad occhi aperti e fissando un punto ci scorrono davanti agli occhi immagini di come quel preciso istante vorremmo non trovarci in mezzo al traffico, su un mezzo pubblico o in fila alla posta bensì in una piscina con idromassaggio, una camera di un albergo di lusso a sorseggiare un cocktail fresco o su di un bel prato verde ad associare le forme delle nuvole a qualche buffo animale.

Poche volte ci capita di goderci un bel momento perché quel bel momento sembra essere sempre troppo breve tant'è che ci ritroviamo subito teletrasportati in un futuro prossimo ai nostri occhi non troppo roseo.

Forse raramente ci soffermiamo a pensare alla fortuna che abbiamo nell'avere una vita "piena zeppa d'impegni", una vita che non ci permette di avere troppo tempo libero, una vita della quale siamo pronti a lamentarci di tutto e con tutti anche all'istante.

E probabilmente MAI pensiamo a come le cose potrebbero cambiare repentinamente senza il minimo avviso perché ci è difficile comprendere come la vita sia stata ancora troppo affabile, gentile ed onesta con noi.

Cosa succede però quando ciò accade? Quando improvvisamente mentre si è a lavoro o durante una tranquilla passeggiata o ancora durante una semplice e normalissima chiacchierata col proprio partner tutto cambia?

E' quello che purtroppo hanno dovuto provare Simone e Valerio in "Vite Parallele" e quello che sicuramente ha pensato il pubblico seduto in silenzio nella sala del teatro Furio Camillo di Roma durante questo toccante spettacolo teatrale.

Simone e Valerio, entrambi giovani ed affascinanti ragazzi, due persone non troppo simili, con aspirazioni e sogni differenti ma con una malattia comune, la SLA.

Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Tre parole, una malattia, infinite difficoltà, nessuna cura.

Per un caso del destino, ritrovandosi nella stessa stanza d'ospedale, i due iniziano a sostenersi a vicenda nonostante caratteri, idee e pensieri non li accomunassero affatto. In poco, pochissimo tempo hanno dovuto imparare a convivere con una parte di loro che non avevano ancora conosciuto. Valerio, amabilmente scettico e cinico ma altrettanto generoso, con l'aiuto della propria ragazze e Simone, apparentemente più sensibile, grazie alla propria forza di volontà ed al suo spirito eccezionalmente umile. 

Eccole lì, le loro vite "procedevano parallele, spinte dallo stesso vento, quello che spinge le giovani anime ambiziose, che si incontrano,...parallele, di nuovo, ma stavolta distese, orizzontali nel letto di un ospedale".

Due anime differenti, un unico straziante finale.

Un finale pieno di dolore per uno spettacolo pienamente e costantemente caratterizzato dalla presenza di attori oggettivamente preparati, appassionati e pronti ad offrire intense emozioni che sicuramente non hanno avuto paura di lasciar trapelare. 

Sicuramente una storia senza eguali , che merita attenzione e visibilità e che lascia apprezzare la vita per quella che è, con tutti i suoi alti e bassi soprattutto a seguito di un monologo di Valerio intento a trasmettere un insegnamento di vita ed un approccio alla morte che lascia allo spettatore vibrazioni e sensazioni che poche volte si è in grado di provare. 

Dopo un periodo di assordante silenzio si esce dal teatro con qualche lacrima sul viso, molteplici dubbi, altrettanti quesiti ma una sola consapevolezza: la gioia di assaporare ogni secondo che solo la vita è in grado si regalare. 

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